Il sentiero dei profumi: intervista all’autrice

Il sentiero dei profumi, edito da Garzanti, è il libro d’esordio della scrittrice sarda Cristina Caboni. La sua protagonista, Elena, ritrova se stessa attraverso i profumi, cui sono legati i suoi ricordi da bambina e le nuove esperienze della vita adulta. Sin da subito il libro si è imposto in testa alle classifiche, monopolizzando l’interesse di editori e lettori italiani ed esteri. I ragazzi di Legenda Letteraria hanno cercato di capire perché, analizzandolo a fondo e prendendo in esame gli aspetti narratologici più rilevanti. Dalla nostra collaborazione e dalla preziosa disponibilità dell’autrice nasce questa intervista.

Cristina Caboni, Il sentiero dei profumi

Il rumore delle cose è un blog trasversale che accoglie le riflessioni e i contributi di chiunque si interessi di cultura, in ogni sua sfaccettatura. Secondo lei, come si possono tenere insieme la letteratura e i nuovi spazi virtuali (ad esempio social network, blog indipendenti etc.)? E soprattutto, crede possano realmente offrire ai giovani scrittori un’opportunità per emergere?

Entrambi sono aspetti della comunicazione che per sua stessa natura è dinamica, e risente del cambiamento legato ai tempi. La letteratura per me non è affatto separata dal web. L’una arricchisce l’altra. Lo scrittore esordiente di oggi grazie ai social network, blog, e self publishing dispone di mezzi prodigiosi in termini di visibilità verso i futuri lettori, gli agenti e le case editrici. Molti degli ultimi successi popolari, ad esempio, sono auto pubblicazioni che hanno raggiunto alti livelli di vendite e catturato così l’attenzione degli addetti ai lavori. In breve il web ha fornito all’autore esordiente la possibilità di una strada alternativa a quella classica, fatta di invii ad agenzie, e case editrici. E di lunghe, lunghissime attese.

In altre interviste si sottolineava l’importanza dell’habitat naturale che la circonda nella quotidianità. Crede sia fondamentale per uno scrittore vivere di proprio respiro le emozioni che vuole raccontare? Oppure ritiene che la sensibilità vada di pari passo con la fantasia?

Se fosse così, se fosse necessario o fondamentale provare alcune esperienze per poterle raccontare, la letteratura sarebbe ben povera e orfana di capolavori come quelli che ci ha regalato Tolkien, oppure la Rowling, Cronin, Matilde Assensi e tanti altri. C’è qualcosa di speciale che alberga in un bravo scrittore, ed è la capacità di vivere a livello emozionale ciò che scrive. Dietro un libro c’è poi un fenomeno (passatemi il termine) che si chiama documentazione. Ecco, è quella ad essere fondamentale secondo me.

Nel romanzo ci sono riferimenti alla lavorazione dei profumi, sconosciuta ai più: questo ci fa capire che nella narrazione c’è molto di suo, della sua vita trascorsa tra fiori e alveari. Ma gli autobiografismi si fermano qui o si estendono anche ai personaggi, alla stessa storia raccontata?

Un romanzo è una splendida società tra lo scrittore e i suoi personaggi, gli stessi che gli prendono la mano trasportandolo attraverso la storia. Io ho raccontato Il sentiero dei profumi con le parole che conoscevo, con la mia anima, e i miei occhi, tutto qua.   

I lettori, soprattutto i più giovani, tendono ad umanizzare i personaggi, a sovrapporli all’autore e a se stessi. Ritiene importante che questa identificazione abbia una funzione pedagogica in una letteratura che, altrimenti, sarebbe puramente d’intrattenimento?

La funzione pedagogica della letteratura è qualcosa che si presta a diverse interpretazioni. Secondo me la lettura arricchisce, fornisce nuovi punti di vista, aiuta anche a superare momenti difficili grazie al suo potere terapeutico. E per quanto mi riguarda comprendere altri modi di fare è un evento straordinario in un mondo come il nostro dove l’indifferenza è una terribile costante. I giovani poi umanizzano i personaggi letterari come fanno con tutto il resto, compresi cantanti e attori. È un modo per affrontare la propria realtà. Ci siamo passati tutti. Cristina Caboni

Ci sembra che Il sentiero dei profumi sia un romanzo scritto per le donne: a differenza di quelle maschili, che incarnano una buona dose di vizi e difetti umani, le figure femminili – a partire dalla protagonista – sono costruite in modo da creare una certa empatia nel lettore. La stessa copertina del libro e le scelte di marketing fatte dalla Garzanti paiono finalizzate ad arrivare alle lettrici, più che ai lettori. Durante la stesura del romanzo aveva già una platea di riferimento? Scriveva per qualcuno in particolare?

Su questo punto non sono molto d’accordo. Il sentiero dei profumi è una storia di donne che trovano il loro spazio in un mondo governato da uomini. Ma sono sempre le donne a decidere. Lo fa Elena, quando porta sulle sue spalle in modo estremamente consapevole la sua relazione con Matteo, lo stesso vale per Susanna, Lucia, e infine Monique. Ognuna di loro sceglie, e lo fa fino in fondo. Gli uomini sono figure con lati positivi e negativi. Sono umani, profondamente. Non ho mai scritto per qualcuno, io scrivo una storia che vedo, che mi viene mostrata dai personaggi. Spesso non so nemmeno dove vadano a parare certe scene e lo scopro mentre scrivo.

Gli elementi di corredo alla storia attraversano tutto il libro: essi sono sicuramente accattivanti, ma hanno anche una funzione narrativa. Abbiamo trovato molto suggestive, ad esempio, le rubriche poste all’inizio di ogni capitolo. Come notato dai blogger di Legenda Letteraria, in esse ci sono le parole-chiave per comprendere determinate caratteristiche dei personaggi e alcuni sviluppi dell’intreccio. E il dettagliato Dizionario dei profumi posto in appendice è qualcosa di non ordinario e molto interessante. Come è nata l’idea di inserirli nel libro?

Dall’esigenza di spiegare le emozioni suggerite da alcuni profumi. Ho provato a codificarle e poi l’idea è piaciuta e l’abbiamo sviluppata.

Il libro è stato presentato come un fenomeno editoriale internazionale, prim’ancora che italiano. Dopo qualche piccola ricerca abbiamo scoperto che, effettivamente, dalla Spagna al Regno Unito, passando per i Paesi Bassi, diverse case editrici si sono interessate alla sua storia. A suo avviso, ci sono degli ingredienti che permettono a un romanzo di essere considerato così poco legato a un’unica realtà, nel caso specifico quella italiana?

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Al momento sono venti i paesi ad aver acquistato i diritti de Il sentiero dei profumi, tra i quali Turchia, Lituania, Brasile, Svezia, Catalogna. Cito questi tra i tanti perché credo abbiano una cultura molto diversa tra di loro, eppure tutti hanno deciso di puntare su questo romanzo, e io ne sono immensamente felice. Il profumo, filo rosso del romanzo non è semplicemente un accessorio, ma un linguaggio privo di barriere linguistiche. L’amore per se stessi, per la vita, e per il prossimo, è il motore del mondo. Un altro aspetto presente nel romanzo è il desiderio di riscattarsi e creare, di trovare la propria strada. E queste non sono tematiche esclusive dell’Italia, ma appartengono all’umanità. E dunque a tutti.

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