Occhi di visciole

Ford Madox Brown, The irish girl, 1860

Rubavo le visciole dal barattolo mentre la nonna dormiva e l’odore dello spirito era così forte da bruciare i peli del naso giurerei che un’acredine di zolfo si spargesse per la stanza da pranzo e ogni volta che mi scopriva io lo so era per quello per i capelli di maradona un po’ più crespi sopra la fronte per le ciglia corte corte e i rivoli di sangue succoso già secco aggrappati alle linee del palmo destro sono sempre stata padrona di me stessa eppure una dolcezza tira l’altra e allora perché non preparare un delizioso dessert da affettare alle tre quando non restano che le stelle a guardare se ti va bene il senso di colpa prima di addentare sarà sintetizzato da un amminoacido essenziale lui era un sacco intriso di giallo sudore e tremava tremava tremava aveva comprato un libro su papa wojtyla in ogni foto a fare da sfondo un rettangolo azzurro come il cielo sempre in ogni foto papa wojtyla sorrideva e le sue labbra si contorcevano come vermi che hanno appena imparato a bestemmiare il cortile si era fatto chiesa per l’occasione senza navate né colonne non avrei saputo nascondere il viso vuoto assente di lacrime quanto ciano bisogna aggiungere all’impasto per ottenere l’indaco di quella mattina il granello che levigava l’alluce e solleticava lo scoglio calcareo su cui fece il suo ingresso una comparsa che non è ancora riuscita a sfondare passeggiando per il centro direzionale una soubrette d’avanspettacolo faceva ancheggiare il corpo di ballo i boccoli di quindici albine rotolavano lungo il red carpet boccoli ad o come le bocche dello stupore generale sono sempre stata padrona di me stessa tranne quando mangiavo le visciole e porgevo il fianco alla crepa incastrata nel muro così quel fianco rimodella il tuo appartamento anche quando chiediamo al reale di rallentare con sempre più forza e meno convinzione per sfoggiare al momento dello schianto una faccia contrita coordinata all’occasione aggrappata a un moschettone c’era un’ombra cappello e barba sarà stato un artista un brigante un vecchio bevitore sulla spuma nel boccale echeggiavano promesse e sirene e l’odore dello spirito bruciava i peli del naso giurerei che un’acredine di zolfo si spargesse per la stanza da pranzo e ogni volta che mi scopriva io lo so era per quello.

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