Ogni volta come un pulcinella qualunque

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Ogni volta come un pulcinella qualunque
Chiudere malvolentieri il sipario che mi divideva dal quartiere militare
Da quel suo profilo pronunciato, vecchio e caduco.
Soltanto l’aria viziata dalla plastica bruciata e dal sugo della domenica
Che a tutti i costi volevo togliermi di dosso
Con quella saponetta di marsiglia, irta di peli e con la scritta venuta via.

Nessun sorriso intonato, solo la mia voce grossa
Che provava a coprire le grida di mia madre, per l’imbarazzo.
Le urla che battevano come le onde sullo scoglio e così la mia testa,
Così come gli specchi riflettevano sempre la stessa immagine di lei
Del pallone da basket a cui mi dicevano di assomigliare
E che ora non rimbalza più per questi vicoli.

Non è più mia la strada
Non è più mia nemmeno l’imitazione giovanile dei poeti maledetti
E dei menestrelli che cantavano il piacere dei quartieri a luci rosse.
È solo, ogni volta, risvegliarmi dal letto di un estraneo.

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