Effetto notte e la magia del cinema

Quando nacque nel lontano 1895, in Francia, il cinema era tutto fuorché intrattenimento: i fratelli Auguste e Jean Lumiere riprendevano con il loro cinematografo scene di vita vera, non lasciando spazio alla finzione nei loro “cortometraggi” (per utilizzare un termine moderno). Quali erano gli scopi del cinema delle origini? Perlopiù la nuova invenzione poteva fungere da ausilio alla ricerca, come archivio di memoria e fonte di documentazione storica.

Soltanto a partire dagli anni ’10 del XX secolo si iniziò a sviluppare l’aspetto narrativo del cinema che, tramite la messa in scena di storie di finzione, poteva far divertire, commuovere, rattristare o far riflettere il pubblico, a seconda dello spettacolo proposto.

E oggi, cos’è il cinema per noi? È una macchina gigantesca, capace con i suo trucchi di rendere realtà qualsiasi tipo d’illusione, anche quella più incredibile.

Queste righe servono per introdurre degnamente un film francese, vincitore del premio Oscar come miglior film straniero nel 1974: Effetto notte di François Truffaut. Si tratta di un lungometraggio particolare, in quanto ci troviamo davanti ad un caso di metacinema: in parole povere, il cinema che mostra il cinema!

Léaud e Truffaut sul set

La trama di Effetto notte è molto semplice: assistiamo alle peripezie affrontate da una troupe cinematografica impegnata con le riprese di un film nei teatri di posa di Nizza; tra amori e dissapori, difficoltà e problemi di ogni tipo, ogni membro del progetto apporterà il suo contributo e si verrà a creare una grande famiglia, che si scioglierà poi con nostalgia e rammarico.

Truffaut voleva rispondere ad una precisa domanda: “Come si gira un film?” e la risposta è a dir poco piacevole. Questo suo lavoro è una vera e propria dichiarazione d’amore per il cinema, con citazioni e riferimenti ad altri film e autori: basti pensare al sogno del regista Ferrand (impersonato dallo stesso Truffaut), nel quale un bambino s’intrufola in un cinema per rubare delle fotografie promozionali di Quarto potere, pellicola del 1941 diretta da Orson Welles; oppure ai manuali di cinema contenuti in un pacco spedito allo stesso Ferrand, libri sulle cui copertine si possono leggere i nomi di Ingmar Bergman, Roberto Rossellini, Alfred Hitchcock e tanti altri maestri della settima arte.

Uno vero appassionato di cinema non può non rimanere estasiato di fronte a questa narrazione filmica che nulla, nemmeno la morte, può fermare perché procede come un treno nella notte; tutto ciò ben si sposa con i vari eventi che vivono i diversi interpreti (sul set e non), eventi che si incastrano e sviluppano nella trama alla perfezione, rendendo la visione molto gradevole e interessante.

Effetto Notte, scena del film

Ed ecco che ritorniamo al principio: come già affermato in precedenza, il cinema è una macchina che crea illusioni, le quali, consapevolmente, accettiamo come vere subendo il fascino della cinepresa; Effetto notte contribuisce a smascherare i meccanismi di funzionamento di questo mondo speciale, meccanismi grazie ai quali percepiamo la fantasia come realtà. A parer di chi scrive, è un film da vedere e far vedere, per diffondere la magia del cinema.

P.S. Un’ultima curiosità: cosa significa “effetto notte”? Questa espressione indica un espediente cinematografico che consiste nel mettere davanti all’obiettivo dalla macchina da presa un filtro blu: in tal modo sembrerà che scene girate in pieno giorno saranno state riprese di notte.

[Articolo apparso su L’Enclave n.10]

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2 pensieri su “Effetto notte e la magia del cinema

    • Grazie, Gaetano, per l’apprezzamento. (E perdonami se rispondo con “un poco” di ritardo, ma prima ero impossibilitato a farlo). Per quanto riguarda cinema e letteratura, sono da sempre media che si influenzano a vicenda. E noi spettatori/lettori ringraziamo!

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