Mia zia Nietzsche

di Lazzaro di Luciano

Bruno Munari, Politecnico, Museo del 900

 

Proprio mentre studio Nietzsche

m’interrompe zia Beatriezsche.

Io la guardo, lei mi dietzsche:

«hai lavato le camietzsche?».

Mi stupisco, fisso Alietzsche,

ch’è la sua accompagnatrietzsche.

Sì, mia zia è “molto felietzsche”.

«Forse pazza!» dice Alietzsche

che s’arrabbia assai pugnatzsche,

perché mia zia è un po’ vivatzsche

e non la lascia mai in patzsche.

Ma lei non è afatto ferotzsche,

non si comporta in modo atrotzsche.

E proprio sotto al suo toratzsche

batte un cuore assai veratzsche.

Però un giorno, sai che fetzsche?

Il fatto è questo, non si tatzsche:

beve un succo gusto A.TZSCH.E,

poi lo sputa, non le piatzsche:

«è candeggina!» strilla a votzsche

alta e più non tatzsche

e va a finire sulla bratzsche

di un camino che fa lutzsche

nella stanza che le piatzsche,

dove mangia assai voratzsche.

Poi posa il piede su una notzsche,

scivola a terra in modo atrozsche,

colpa anche della petzsche

sotto i tacchi, che non fetzsche

rallentar la caduta e invetzsche

fu ancor più rincoglionitrietzsche.

Or quali sian queste camitzsche

che non trovo in lavatriezsche

è una cosa che non dietzsche

perch’è pazza come Nietzsche.

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