Sono una donna

[Joumana Haddad è considerata una delle donne arabe più influenti del mondo. Nata a Beirut, Libano, 44 anni fa, è poetessa, scrittrice, docente universitaria, ma anche attivista per i diritti della donna e capo redattrice di «Jasad», rivista dedicata all’arte e alla letteratura del corpo. Parla sette lingue e ha scritto libri in diversi idiomi. Ha ottenuto il premio del giornalismo arabo nel 2006 ed è conosciuta dal pubblico italiano per le numerose corrispondenze per il «Corriere della Sera» di cui è stata autrice. Nel 2003 è stata nominata ambasciatrice onoraria della cultura e dei diritti umani della città di Napoli nel Mediterraneo dal sindaco Luigi De Magistris.]

Joumana Haddad

أنَا امْرَأةْ

لا أحَدَ يُحَزِرُ
مَاذَا أرَى حِينَ أُغَمِضُ عَيْنَيَّ
كَيْفَ أنْسَاقُ حِيْنَ أنْسَاقُ
عَمَّا أبْحَثُ حِيْنَ أطْلِقُ يَدَيَّ
وَلا أحَدَ لا أحَدَ يَعْرِفُ
مَتَى أجُوعُ مَتَىْ أُسَافِرُ
مَتَىْ أمْشِي وَمَتىْ أضِيعُ
وَأنَّ ذَهَابِيَ عَوْدَةٌ وَعَوْدَتِي إحْجَامُ
وَأنَّ ضُعْفِيَ قِنَاعٌ وَقُوَتِي قِنَاعٌ
وَالآتِي عَاصِفَةٌ.

يَظِنِّوْنَ أنَّهُمْ يَعْرِفوْنَ
وأنَا أدَعُهُمْ يَظِنِّونَ
وَأحْدَثُ.

جَعَلوا لِي قَفَصاً كَيْ تَكُوْنَ حُرِيَتِيْ هَدِيَّةً مِنْهُمُ
فَأشْكُرُ وَأطِيعُ
لَكِنِّيَ حُرَّةٌ قَبْلَهُمُ بَعْدَهُمُ بِهِمُ دُوْنَهُمُ
حُرَّةٌ بِقَهْريَ بِهَزِيمَتِيْ
وَسِجنِي مَا أُرِيدُ.
قَدْ يَكُونُ مِفْتَاحُ السِجْنِ لِسَانُهُمُ
لَكِنَّ لِسَانَهُمُ مُلتَفٌّ عَلىْ أصَابِعِ شَهْوَتِيْ
وَشَهْوَتِيْ لا يَأمَرُوُنْ.

أنَا إمْرَأةٌ
يَظِنِّوُنَ حُرِيَّتِيْ مُلْكَاً لَهُمُ
أنَا أدَعُهُمُ يَظِنِّوْنَ
وَأُحَدِّثُ.

Sono una donna

Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio,
chi vedo quando chiudo gli occhi,
come vengo sospinta quando vengo sospinta,
cosa cerco quando lascio libere le mie mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame, quando parto,
quando cammino e quando mi perdo.
Nessuno sa che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera
e quel che seguirà è una tempesta.
Credono di sapere
ed io glielo lascio credere
e creo.

Hanno costruito per me una gabbia
affinché la mia libertà fosse una loro concessione,
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro, con e senza di loro.
Sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà!
La chiave della prigione è la loro lingua.
Ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio.
E al mio desiderio non impartiscono ordini.
Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia di loro proprietà
ed io glielo lascio credere
e creo.

Poesia suggerita da Chiara Costanzo e tratta da Superman è arabo, (Mondadori 2013). Traduzione di Denise Silvestri.

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