Sergio Leone, il rivoluzionario del West

Ai tempi d’oro di John Ford e John Wayne, tra gli anni ’30 e gli anni ’50, i film western di stampo hollywoodiano rappresentavano miticamente un evento storico quale la conquista del selvaggio West da parte dei pionieri bianchi, ai danni dei nativi americani. Gli eroi di questi racconti epici, col loro senso del dovere e del sacrificio, portano la civiltà in un mondo tutto da scoprire, quello governato dai pellerossa. A partire dagli anni ’60, però, il genere inizia a mutare pelle, fino a trasformarsi in modo radicale. Nasce un nuovo filone, quello degli spaghetti-western; e non nasce negli Stati Uniti bensì in Italia, grazie a Per un pugno di dollari, una pellicola rivoluzionaria diretta da Sergio Leone, che nei decenni a venire diventerà uno degli autori più apprezzati e celebri della storia del cinema mondiale.

Basato sul lungometraggio La sfida del Samurai del giapponese Akira Kurosawa (col quale ci sarà una diatriba legale, perché Leone ed i suoi collaboratori verranno accusati di plagio), il film racconta le peripezie di Joe, un pistolero errante che si inserisce in una faida tra due famiglie, i Rojo ed i Baxter, con lo scopo di aumentare le sue ricchezze. Il suo doppio-gioco verrà però scoperto, e sarà costretto ad affrontarne le conseguenze.Per-un-Pugno-di-Dollari

Se si afferma che Leone ha rivoluzionato il genere western, dei motivi ci sono. Innanzitutto, egli apportò delle innovazioni al modo di filmare la storia raccontata: il regista romano dapprima infranse le regole del Codice Hays, una raccolta di norme che stabilivano cosa fosse o non fosse considerato “moralmente accettabile” nella produzione di un film. Queste linee-guide erano molto note in America ma sconosciute in Europa. Ad esempio, quando si filmava un duello con le pistole, in uno stesso fotogramma non potevano essere inquadrate la pistola che fa fuoco e la figura che viene colpita, perché l’effetto era ritenuto troppo violento; Leone non lo sapeva e mostrava tutto insieme, una soluzione registica che da quel momento sarà utilizzata con maggior continuità.

Inoltre, egli inventò un primissimo piano che mette in risalto gli occhi dei protagonisti; secondo il regista, proprio dagli occhi si potevano dedurre le loro paure e i loro sentimenti. Questa inquadratura ha avuto grandissima fortuna nel cinema contemporaneo: si pensi a Quentin Tarantino, che è solito urlare ai suoi collaboratori “Give me a Leone!”, quando desidera un suggestivo primissimo piano su uno dei suoi attori.

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Quando Per un pugno di dollari venne distribuito al cinema, i critici immediatamente rimarcarono le vistose differenze coi western classici statunitensi, tra le quali la mancanza dei miti della libertà e della giustizia e lo stile del protagonista; quest’ultimo, interpretato da un giovane Clint Eastwood che grazie alla Trilogia del Dollaro arriverà alla fama mondiale, è una sorta di anti-eroe non essendo né buono né cattivo, avendo un bizzarro senso dell’umorismo e vestendo in modo atipico per i canoni del genere western… Insomma, si potrebbe affermare senza molti dubbi che il personaggio dell’Uomo senza nome ha aperto la strada a divi del cinema action quali Bruce Willis ed Arnold Schwarzenegger.

Infine, non possiamo non ricordare come chiavi del successo, la violenza della trama (mai si era visto un tale spargimento di sangue al cinema), e la leggendaria colonna sonora composta da Ennio Morricone, che fornisce un alone di epicità alla pellicola.

Malgrado la scarsa pubblicità, il film ebbe un successo straordinario ai botteghini, grazie al passaparola degli spettatori, lanciando verso la gloria Sergio Leone, Clint Eastwood, Ennio Morricone: coloro che più di tutti hanno contribuito a scrivere pagine storiche del cinema mondiale.

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