American History X: una storia di follia e redenzione

locandinaIl razzismo nei confronti degli afro-americani, negli USA, è una piaga sociale esistente da decenni. E a tutt’oggi, sotto la presidenza di Barack Obama, sembra non volersi rimarginare, rendendo vani gli sforzi di icone come Martin Luther King, il quale ha dedicato tutta la sua vita alla lotta contra la discriminazione razziale.

Il cinema statunitense si è occupato molte volte del tema, cercando di sensibilizzare le varie comunità che abitano sul suolo americano, e sfornando spesso capolavori di grande successo: si va da Indovina chi viene a cena? del 1967 a 12 anni schiavo del 2013 (vincitore di ben tre premi Oscar, tra i quali quello al miglior film).

Però, uno dei film più potenti e sorprendenti sulla questione è indubbiamente American History X, risalente al 1998. Firmato dall’allora esordiente Tony Kaye, la pellicola può contare su un’interpretazione monumentale di Edward Norton; quest’ultimo si cala nei panni di Derek, uno skinhead neo-nazista, che viene condannato a tre anni di carcere dopo aver aver ucciso due ragazzi di colore. L’esperienza in prigione lo cambierà a tal punto che, tornato in libertà, cercherà di impedire a Danny, suo fratello minore, di percorrere la stessa strada sbagliata che lui intraprese in passato.

derek

La pellicola si distingue innanzitutto per la sua fotografia, che alterna il bianco e nero al colore. La prima forma di rappresentazione viene utilizzata per i ricorrenti flashback riguardanti la vita dissoluta di Derek: il B/N – a parere di chi scrive – vuol quasi sottolineare la visione della vita ottusa e limitata di Derek, nella quale non ci sono sfumature, ma solo il bene (gli skinheads bianchi) ed il male (le altre etnie). Quando la pellicola è invece a colori, si parla di Danny e del suo presente, in bilico tra la tollerante mentalità familiare e i dogmi inculcatigli dai suoi amici neo-nazisti.

A dimostrazione di come il razzismo sia un problema presente non solo nella società americana, ma anche in altre zone del mondo, potremmo prendere come esempio un discorso che Derek, ai tempi della sua militanza tra gli skinheads, rivolge ai suoi compagni. Egli invita gli amici a compiere azioni criminose nei confronti dei “nemici” stranieri, usando parole che potremmo ascoltare da alcuni nostri politici che fanno leva sul populismo e sulla demagogia per conquistare consenso:

«Ascoltatemi bene, dovete aprire bene gli occhi. Ci sono più di due milioni di immigrati clandestini che dormono sulla nostra terra stanotte. Questo stato ha speso tre miliardi di dollari l’anno scorso per l’assistenza a persone che non hanno il diritto di stare in America: tre miliardi di dollari! […] Qui si tratta della vostra vita e della mia. Di onesti lavoratori americani che oggi vengono ignorati e trattati di merda perché il loro governo si preoccupa più dei diritti costituzionali di un gruppo di persone che non hanno la cittadinanza. […] stiamo perdendo il diritto di costruirci un destino, stiamo perdendo la libertà per permettere a degli stranieri di venire qui e spellare il nostro paese. […] Vedo questa merda andare avanti e non vedo nessuno fare qualcosa per fermarla, e questo mi fa incazzare di brutto! […] Prendete una decisione: ce ne staremo da parte zitti zitti fermi a guardare la nostra patria che viene stuprata?».

dannyIn antitesi a tutto ciò, si pongono le parole pronunciate nel finale da Danny, cariche di speranza e tolleranza nei confronti di chi è diverso: la rabbia altro non è che una palla al piede; tutti gli uomini sono fratelli e in modo tale devono comportarsi, mettendo al bando ideologie pericolose che possono condurci all’auto-distruzione.

Risulta difficile trattare alcuni temi senza cadere nello scontato e nel banale: tuttavia, American History X, pur avendo un impianto didascalico, riesce a toccare le corde più profonde dell’animo umano mostrando una storia cruda e cupa, addolcendosi (relativamente) solo nelle battute finali. Per quanto riguarda l’accoglienza avuta dal film, basti pensare che, attualmente, esso si trova al 32° posto nella Top 250 di Internet Movie Database.

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