Retrospettiva Oscar: Birdman o L’imprevedibile virtù dell’ignoranza

birdman scena con micheal keaton ed edward nortonIl 28 febbraio si terrà la 88ª cerimonia di premiazione degli Oscar, in quel di Los Angeles. È questa un’ottima occasione per fare un tuffo nel recente passato e parlare del dominatore della scorsa edizione: Birdman (o L’imprevedibile virtù dell’ignoranza).

Diretto dal messicano Alejandro G. Iñárritu, questo film si è aggiudicato ben quattro statuette: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior fotografia (su un totale di otto candidature). Il film ha come protagonista Riggan Thomson, celebre attore di cine-comics ormai decaduto. Thomson, per smentire i suoi detrattori e cercare il riscatto, decide di allestire un dramma teatrale a Broadway; l’impresa si rivelerà tutt’altro che facile.

Già a partire dalla trama, è possibile evidenziare un primo tema del film, quella dicotomia tra cinema e teatro, da sempre presente nell’opinione pubblica, col secondo che è generalmente considerato più nobile rispetto al primo;birdman scena volendo riassumere, si potrebbe dire che il cinema è per tutti, mentre il teatro è per pochi. Un attore teatrale facilmente può ottenere successo e prestigio in campo cinematografico, mentre raramente avviene il contrario. Riggan cerca appunto di sfatare questo mito, nonostante il suo ego (rappresentato da quella voce fuori campo appartenente all’eroe Birdman da lui impersonato in passato) ed una critica letteraria del New York Times cerchino di dissuaderlo.

A metà tra blockbuster e opera impegnata, questo film, inoltre, critica la Hollywood contemporanea e il mondo del cinema in generale, dove si bada solo ai profitti, producendo film appariscenti ma dai contenuti poco interessanti per chi apprezza il cinema d’autore. Basti citare uno stralcio di un discorso che Birdman rivolge a Thomson:

«Dai al pubblico quello che vuole: un nuovo-vecchio supereroe con un po’ di porno, Birdman – Il Volo della Fenice. Quei malati di videogames se ne verranno nei pantaloni, un miliardo di incasso garantito. Tu sei il meglio della vita, Riggan. Salvi la gente dal suo squallore quotidiano. La fai saltare, ridere, farsela nei pantaloni. Tutto quello che devi fare è… ecco di cosa sto parlando. Mascelle che scricchiolano. Maestoso, rumoroso, veloce. Guarda queste persone, guarda i loro occhi, scintillano di piacere, amano questa merda, amano il sangue, amano l’azione, non quelle stronzate deprimenti, filosofiche e pallose. Sì… E la prossima volte che emetterai il tuo grido… esploderai in un milione di timpani.»

Particolare degno di nota è che Riggan Thomson è interpretato da Michael Keaton. Quest’ultimo raggiunse la fama per essere stato Batman nei due film diretti da Tim Burton a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Come il protagonista del film, anche Keaton cadde poi nel dimenticatoio, cercando di scrollarsi di dosso l’etichetta di supereroe, senza riuscirvi immediatamente. Ironia della sorte, con Birdman c’è finalmente riuscito, poiché la sua performance è stata unanimemente apprezzata emma stones in birdmanda critica e pubblico. Oltre a Keaton, il cast è formato da altre star di tutto rispetto, tra le quali spiccano Edward Norton ed Emma Stone.

Dal punto di vista tecnico, Birdman si distingue dagli altri film per una caratteristica riguardante il montaggio: il film è un lunghissimo piano-sequenza. Ricordiamo che il piano-sequenza è una tecnica cinematografica tanto complessa quanto affascinante, che permette di filmare una scena attraverso un’unica inquadratura, eliminando di fatto il montaggio. Ovviamente, dei tagli ci sono (e quelli certamente visibili sono soltanto sedici), ma sono mascherati dall’utilizzo degli effetti speciali. Il tutto è accompagnato da una colonna sonora semplice ma efficace, imperniata su incalzanti assoli di batteria.

Un’ultima riflessione sul finale del film: niente è possibile svelare, per evitare spoiler, ma certamente tutti coloro che lo hanno visto (o lo vedranno) si faranno una loro personale idea in proposito. Di certo c’è chi ama l’ambiguità di Iñárritu, stando a quanto ha dichiarato Emmanuel Lubezki, direttore della fotografia, quando è stato interrogato in merito alla questione:

«Amo nell’opera di Alejandro l’ambiguità di tutte queste immagini, anche perché in America un sacco di gente si è arrabbiata. Perché non spiega? Che cosa significa la fine? Io semplicemente adoro queste immagini che sono poetica pura. È un approccio alla narrazione che ti rende totalmente partecipe, e che è più importante di spiegare alla lettera le cose.»

P.S. Chi volesse guardare un magnifico esempio di piano-sequenza, si goda questo video su YouTube. Sono sei minuti tratti dalla quarta puntata della prima stagione di True Detective, con la macchina da presa praticamente incollata al personaggio di Matthew McCounaghey.

[Altre recensioni di Marco Batelli su Cinetalk]

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