La poesia che non ho scritto #1. Da “Invettive e licenze” di Dario Bellezza

Dario Bellezza

Forse mi prende malinconia

 

Forse mi prende malinconia a letto

Se ripenso alla mia vita tempesta e di

mattina alzandomi s’involano i vani

sogni e davanti alla zuppa di latte

annego i miei casi disperati.

 

Gli orli senza miele della tazza

screpolata ai quali mi attacco a bere

e nella gola scivola piano il mio

dolore che s’abbandona alle

immagini di ieri, quando tu c’eri.

 

Che peccato questa solitudine, questo

scrivere versi ascoltando il peccatore

cuore sempre nella stessa stanza

 

con due grandi finestre, un tavolo

e un lettino di scapolo in miseria.

 

E se l’orecchio poso al rumore solo

delle scale battute dal rimorso

sento la tua discesa corrosa

dalla speranza.

 

Leggerla è entrare nella stanza, nella casa in tutti i suoi angoli, con tutti i suoi oggetti che in Bellezza appaiono tutt’altro che passivi, inanimati. Significa che dopo una notte tormentata io entro in quella stanza e trovo il poeta lì in pigiama, circondato da tutte quelle cose che sono testimonianze intrise di un senso di battaglia nella quotidianità, nella caducità degli eventi, per tutto ciò che è stato prima e che sarebbe potuto essere un attimo dopo se lui fosse lì. E l’assenza è occasione mancata, è peccato, il dover concedere un monologo al cuore dannato, dover poggiare le labbra su una tazza più amara. Quegli oggetti che prima bastavano sembrano non essere più abbastanza, si consuma quella malinconia che passa attraverso tutta la produzione poetica di Dario Bellezza, quell’arte di cantare l’attimo perduto, che si fa desiderio nel mostrarlo e lo si vive, in quella solitudine che si fa condizione mortuaria e la morte ossessione. È fuoco che arde nello spegnersi, sono i sensi che rivivono, si accendono nella precarietà dell’ordinario.

dario-bellezza-invettive-e-licenze-1971

Dario Bellezza (Roma, 5 settembre 1944 – Roma, 31 marzo 1996) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo italiano.

Dopo la sua prima pubblicazione, Invettive e licenze (1971), Pasolini lo definì “il miglior poeta della nuova generazione”. Spicca nella sua produzione poetica il suo amore omosessuale e la sua attenzione verso i simbolisti, in particolare nella prima parte. Oltre a una ricca produzione originale, ha tradotto l’intera opera di Rimbaud per Garzanti. Ha vinto il premio Viareggio per Morte Segreta.

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2 pensieri su “La poesia che non ho scritto #1. Da “Invettive e licenze” di Dario Bellezza

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