M – Il mostro di Düsseldorf

m il mostro di dusseldorf scena inizialeOttantacinque anni non sono che un battito di ciglia nella lunghissima storia dell’umanità; per la storia del cinema rappresentano, invece, un periodo sconfinato, nel corso del quale la settima arte si è evoluta più volte, fino ad arrivare all’età contemporanea.

Ci sono film che più di altri hanno contribuito a questa evoluzione, e uno di questi è M – Il mostro di Düsseldorf, uscito appunto ottantacinque anni fa, nel 1931. Regista di questa pellicola è Fritz Lang, uno dei maestri del cinema espressionista tedesco: questo movimento conobbe tantissima fortuna tra gli anni ’10 e ’20 del XX secolo, epoca nella quale il sonoro e il colore non erano ancora presenti, e che annoverava tra i suoi punti di forza caratteristiche quali le ambientazioni irreali, distorte e tematiche basate sul mistero ed il sovrannaturale.

M – Il mostro di Düsseldorf fu il primo film parlato di Lang, che aveva diretto altri film oggi altrettanto famosi (Metropolis, ad esempio): in una città tedesca della quale non viene pronunciato il nome (il sottotitolo italiano allude a dei fatti di cronaca nera avvenuti proprio a Düsseldorf), imperversa un maniaco che ha ucciso ben otto bambine. Con la polizia incapace di catturarlo, i criminali della città – vedendo minacciate le proprie attività illecite proprio dalle forze dell’ordine, che cercano l’assassino tra file dei malviventi – decidono di organizzare una spietata caccia all’uomo per ristabilire la serenità in città.

Che M (questo il titolo originale) sia un’opera fuori dal comune lo si può intuire già dalle scene iniziali, che mostrano l’ennesimo omicidio del killer, e nelle quali Lang utilizza con grande abilità movimenti di macchina, tecnica del sonoro (ricordiamo che il primo film parlato risale al 1927) e lo strumento narrativo della suspense. I critici, in particolare, hanno sottolineato l’uso espressivo del fuori campo: i momenti in cui la bambina viene adescata dal maniaco e la sua seguente uccisione non sono inquadrati dalla cinepresa; il regista preferisce indugiare su altri particolari, come il manifesto in cui è pubblicata la notizia che sulla testa del mostro pende una taglia di diecimila marchi e i giocattoli della piccola (una palla colorata e un palloncino impigliato tra i fili del telegrafo, che si allontanano dal luogo del delitto quasi a voler sottolineare la triste dipartita della bambina).

m il mostro di dusseldorf peter lorre

A tale incipit, corrisponde un explicit anch’esso di pregevole fattura, dove si manifesta il tema principale del film. L’assassino è stato ormai catturato dai criminali e viene condotto in un luogo abbandonato dove sarà giudicato da una giuria popolare. Ovviamente, i cittadini, scossi dai terribili eventi, sono propensi a condannarlo a morte, però questa giustizia privata e sommaria è senza dubbio in contrasto con la giustizia ufficiale; infatti, pur avendo compiuto delle “gesta” efferatissime, perché il mostro non dovrebbe godere del diritto di essere giudicato da un tribunale vero e proprio? In una paese civile, qualunque sia il crimine, dovrebbe sempre prevalere la legge ed il rispetto delle sue regole, o almeno questo sembra suggerirci Lang. Inoltre, attraverso uno struggente monologo, il serial killer m il mostro di dusseldorf locandina(interpretato dall’attore tedesco Peter Lorre, bravissimo a calarsi nella parte con la sua aria da uomo qualsiasi e la sua gestualità che lo rende imprevedibile) dichiara di uccidere non perché è questo il suo reale volere, ma perché c’è in lui una forza superiore, una sorta di spirito malvagio che lo costringe a seminare terrore, per poi non ricordare ciò che ha compiuto. Da qui viene posto un ulteriore interrogativo: è giusto condannare a morte una persona solo perché incapace di intendere e di volere? Uccidere senza cognizione di causa equivale ad uccidere intenzionalmente? Agli spettatori le ardue sentenze.

Ad oggi, M – Il mostro di Düsseldorf è considerato una pietra angolare della settima arte, nonché l’archetipo dei film sulle gesta dei serial killer, prodotti che molto successo hanno ottenuto in età moderna.

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