La poesia che non ho scritto #2. Da “The death of a naturalist” di Seamus Heaney

seamus-Heaney

Scavando

Tra l’indice e il pollice riposa
La mia penna tozza e comoda come una pistola.

Sotto la finestra il suono netto e stridulo
Della vanga che affonda nella terra ghiaiosa:
Mio padre, che scava. E guardo giù

Finché la schiena gli si abbassa fra le aiuole
E torna su come vent’anni di prima
Piegandosi a tempo tra le piante di patate
Dove stava scavando.

Con lo stivale rozzo annidato sul vangile
Spostava l’asta fermamente contro
La parte interna del ginocchio. Sradicava le piante
Affondando la lama lucida e noi raccoglievamo
Le nuove patate, ci piaceva
Sentirle fredde e dure fra le mani.

Per Dio, il vecchio sapeva maneggiare la vanga.
Proprio come il suo vecchio.

Tagliava più torba mio nonno in un giorno
Di ogni altro uomo nella torbiera di Toner.
Una volta scesi a portargli il latte
In una bottiglia col tappo di carta. Si alzò
Lo bevve, e si rimise subito al lavoro
Incidendo e tagliando nettamente, sollevando
Zolle sulla spalla, e scendendo sempre più giù
Per trovare quella buona. Scavando.

E mi torna in mente l’odore freddo della terra
Delle patate, lo scalpiccio sulla torba fradicia,
I colpi risoluti della vanga tra le radici vive.
Ma io non ho la vanga per seguire uomini così.

Tra l’indice e il pollice
Ho la penna.
Scaverò con quella.

(da Morte di un naturalista, “Lo Specchio”, trad. it. di Marco Sonzogni, Milano, Mondadori, 2014)

Digging

Between my finger and my thumb
The squat pen rests; snug as a gun.

Under my window, a clean rasping sound
When the spade sinks into gravelly ground:
My father, digging. I look down

Till his straining rump among the flowerbeds
Bends low, comes up twenty years away
Stooping in rhythm through potato drills
Where he was digging.

The coarse boot nestled on the lug, the shaft
Against the inside knee was levered firmly.
He rooted out tall tops, buried the bright edge deep
To scatter new potatoes that we picked,
Loving their cool hardness in our hands.

By God, the old man could handle a spade.
Just like his old man.

My grandfather cut more turf in a day
Than any other man on Toner’s bog.
Once I carried him milk in a bottle
Corked sloppily with paper. He straightened up
To drink it, then fell to right away
Nicking and slicing neatly, heaving sods
Over his shoulder, going down and down
For the good turf. Digging.

The cold smell of potato mould, the squelch and slap
Of soggy peat, the curt cuts of an edge
Through living roots awaken in my head.
But I’ve no spade to follow men like them.

Between my finger and my thumb
The squat pen rests.
I’ll dig with it.

 

La respiro, la terra, in cui Heaney affonda la penna ed emergono i ricordi, nitidi. Ho trovato questi versi come si trovano delle vecchie foto impolverate in una casa di campagna, la stessa in cui ho passato giornate intere a guardare mio nonno chino a lavorare il terreno. L’ho ritrovato in queste parole, ho sentito (“the spade sinks into the gravelly ground”) l’esatto suono della vanga violenta e netta attraverso l’erba, l’ho osservato da sotto la finestra rievocando le memorie di vent’anni addietro. Ed è attraverso la perfetta metafora della produttività del contesto rurale che il poeta descrive il suo rapporto con il padre e con il nonno, annunciando al mondo il suo scopo poetico: Scavare, nel passato, nelle origini della lingua inglese per scrivere con quella tozza penna un importante manifesto carico di motivi che con coerenza verranno sviluppati anche nelle opere seguenti. Una poesia intrisa di Natura nella sua morte e vita. Quell’affetto per l’old man che si ripete, insieme alle parole dig(ging), l’orgoglio e l’incapacità insieme, di poter onorare uomini così comuni quanto grandi, si fa promessa, missione. La vanga sarà la penna, perfettamente comoda nella sua mano, la stessa che toccherà il Premio Nobel nel 1995, per sempre inconsapevole che in questa poesia avrebbe custodito un pezzo della mia vita.

morte di un naturalista heaneyMorte di un Naturalista (1966) è la prima opera di Seamus Heaney (1939-2013), poeta e saggista nato nella contea nordirlandese di Derry. Riceve la cattedra di poesia a Oxford nel 1984 e il Premio Nobel per la poesia nel 1995. Tra i suoi libri più importanti: Una porta sul buio (1964), North (1975), La lanterna di biancospino (1987), District and Circle (2006).

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