Il meraviglioso Natale di George Bailey

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Dicembre, periodo natalizio: come ogni anno, rispuntano nei palinsesti televisivi i cinepanettoni nostrani e le commedie natalizie statunitensi – Mamma ho perso l’aereo e Una poltrona per due su tutti. Eppure, c’è un altra pellicola americana che, sebbene in patria sia considerata il classico natalizio per eccellenza, è da noi spesso messa in secondo piano: La vita è meravigliosa, film diretto da Frank Capra nel 1946.

It’s a wonderful life (questo il titolo originale) ha come protagonista George Bailey, un uomo d’affari che decide di suicidarsi la notte di Natale, perché la sua azienda è in difficoltà economiche e per la frustrazione accumulatasi nel corso degli anni. Un intervento divino lo salverà.

Alla sua uscita nelle sale, il film di Capra divise gli addetti ai lavori: da un lato fu ritenuto un’opera di grande spessore; dall’altro fu anche criticato per il suo eccessivo sentimentalismo.
George, interpretato da James Stewart, icona del cinema d’oltreoceano, è un uomo comune che nella sua vita si è sempre dedicato alla cura del prossimo. Tuttavia, il bene fatto agli altri non sempre gli torna indietro; e quando una somma di denaro pari a ottomila dollari, vitale per il futuro della sua azienda, viene persa da suo zio Billy, cadendo nelle mani di Mr. Potter – perfido capitalista, nemesi di George – desidera di farla finita. Dio in persona, però, si affretta ad evitare la tragedia, mandando sulla terra Clarence, un angelo “di seconda classe” poiché gli mancano le ali. L’operato dell’angelo, il quale mostra al protagonista quanto tristi sarebbero state per i suoi amici e parenti le loro esistenze se lui non fosse mai esistito, esplica il tema centrale del film: ogni vita è importante ed è legata ad altre vite; ogni essere umano non esiste solo per sé stesso, ma con le sue azioni è in grado di influenzare – in questo caso positivamente – la vita di coloro che lo frequentano.

La pellicola di Capra è una bella favola sul significato della vita e, come ogni bella favola che si rispetti, ha (spoiler alert!) un lieto fine: venuta a conoscenza delle cattive condizioni in cui versa George, tutta la popolazione della cittadina di Bedford Falls (luogo immaginario in cui è ambientato il film), si riversa a casa della famiglia dell’uomo, ciascuno portando il suo aiuto economico. Su quest’ultimo avvenimento, descritto in scene a dir poco commoventi, si chiude il lungometraggio.
In principio, La vita è meravigliosa venne accolto tiepidamente dal pubblico. Ad oggi, però, grazie ad alcune vicende riguardanti il copyright (tra gli anni ‘70 e ‘90 ebbe numerosi passaggi televisivi negli USA perché, a causa di un errore, il lungometraggio divenne di pubblico dominio) e ad alle numerosi citazioni presenti in film e serie televisive posteriori, è considerato un classico della vecchia Hollywood: anche più classico di classici come Casablanca e Il terzo uomo, a detta dell’insigne critico americano Roger Ebert.

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