La poesia che non ho scritto #5. Da Ballistics di Billy Collins

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Old Man Eating Alone in a Chinese Restaurant

I am glad I resisted the temptation,
if it was a temptation when I was young,
to write a poem about an old man
eating alone at a corner table in a Chinese restaurant.

I would have gotten it all wrong
thinking: the poor bastard, not a friend in the world
and with only a book for a companion.
He’ll probably pay the bill out of a change purse.

So glad I waited all these decades
to record how hot and sour the hot and sour
soup is here at Chang’s this afternoon
and how cold the Chinese beer in a frosted glass.

And my book –– José Saramago’s Blindness
as it turns out –– is so absorbing that I look up
from its escalating horrors only
when I am stunned by one of his gleaming sentences.

And I should mention the light
that falls through the big windows this time of the day
italicizing everything it touches ––
the plates and teapots, the immaculate tablecloths,

as well as the soft brown hair of the waitress
in the white blouse and short black skirt,
the one who is smiling now as she bears a cup of rice
and shredded beef with garlic to my favorite table in the corner.

Un vecchio mangia da solo al ristorante cinese

Sono lieto di aver resistito alla tentazione,
se tentazione era quando ero giovane,
di scrivere una poesia su un vecchio
che mangiava da solo a un tavolo
in un angolo di un ristorante cinese.

Avrei sbagliato tutto
pensando: quel povero bastardo, senza un amico al mondo
e con solo un libro a tenergli compagnia.
È probabile che pagherà il conto con gli spiccioli del portamonete.

Sono lieto di aver aspettato tutti questi decenni
per annotare come sia calda e acida
questa zuppa calda e acida
qui da Chang questo pomeriggio
e come sia fredda la birra cinese
nel bicchiere ghiacciato.

E il mio libro – Cecità di José Saramago
guarda caso – è così avvincente che alzo lo sguardo
dal suo crescendo di orrori solo
quando sono colpito da una delle sue frasi che ti bloccano.

E dovrei ricordare la luce
che entra dalle grandi vetrate a quest’ora del giorno
e mette in corsivo ogni cosa che tocca:
i piatti, le teiere, le tovaglie immacolate,

così come i morbidi capelli bruni della cameriera
con la camicetta bianca e la gonna corta e nera,
quella che ora sorride mentre porta una tazza di riso
e carne affumicata con aglio al mio tavolo preferito nell’angolo.

(Traduzione di Antonio Di Vilio)

419VMQQ7qSLÈ sempre notevole, invidiabile, lo spirito di Billy Collins di cogliere il reale. Qui lo fa attraverso una poesia sulla scrittura e sul mutare delle visioni del suo oggetto di osservazione, ma anche sull’effetto della scrittura stessa (“Italizing everything it touches” diviene una perfetta metafora). Anche la condizione di solitudine di un vecchio che mangia da solo cambia. Collins avrebbe potuto scrivere una poesia su un miserabile, un poveraccio: invece ha scritto una poesia diversa, perché è entrato dritto nel vivere di quell’uomo seduto all’angolo che aspetta la sua carne affumicata con aglio. Collins, che spesso è stato accostato dalla critica ad azioni come “ammazzare la poesia”, scrive di cose semplici ma non per questo facili, lo fa con genio e humour, favorendo l’accessibilità senza mai rinunciare alla qualità. Questa poesia è tratta da Ballistics (2004), probabilmente non la sua migliore raccolta. Consiglio la lettura di Sailing alone around the room (2001, tradotta in Italia dai tipi di Fazi), per l’approccio al poeta newyorkese che oggi compie 76 anni.

Billy Collins è nato a New York nel 1941. Ha pubblicato 10 raccolte di poesie. Attualmente insegna letteratura inglese al Lehman College (Bronx).

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