Neon Genesis Evangelion: la vita come un cielo azzurro/1

di Federico Papa | Secondo chi scrive, Neon Genesis Evangelion (o semplicemente Evangelion, oppure solo Eva) ha rappresentato uno spartiacque nel modo di pensare e realizzare l’animazione, soprattutto in Giappone, per cui è necessaria una premessa funzionale a comprendere la rivoluzione attuata dal prodotto in questione.

Sul finire degli anni ’80 e agli inizi degli anni ’90, l’industria dell’anime (ossia dei cartoni animati giapponesi) viveva una fase di trasformazioni. Erano gli anni degli OAV (ovvero gli “Original Anime Video”, cioè, prodotti animati destinati direttamente all’home video), che in questo periodo raggiungevano il loro apogeo (basti pensare agli OAV di Patlabor, Gunbuster o Cream Lemon), e del cinema, caratterizzato da produzioni di altissimo livello artistico (come Akira, Una tomba per le lucciole, Pioggia di ricordi, Ninja Scroll).

Per contro, l’animazione seriale televisiva attraversava una fase di stanca, di crisi creativa. Generalmente, in linea con una tradizione rodata da anni, si continuavano ad adattare fumetti preesistenti (tra i tanti, Ranma ⅟₂, Saint Seiya in Italia, I cavalieri dello zodiaco Slam Dunk o Dragon Ball), prassi che generava serie animate molto lunghe e che avevano lo scopo di fidelizzare lo spettatore nel tempo, in modo tale che guardarle diventasse una sorta di abitudine. Certo, erano state prodotte serie come Il mistero della pietra azzurra, che traeva liberamente ispirazione da Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne, ma, pur essendo una serie, per certi aspetti, autoriale e dalla forte drammaticità, non rappresentò il salto di qualità che le avrebbe permesso di influenzare in modo determinante il mondo degli anime.

Ѐ in questo contesto che si inserisce Evangelion, unanimemente considerata come la risposta a questa crisi di idee. Scritta e diretta da Hideaki Anno (lo stesso regista de Il mistero della pietra azzurra e Gunbuster), e prodotta dallo Studio GAINAX, la serie andò in onda tra il 1995 e il 1996 per un totale di 26 episodi. Dopo un primissimo passaggio televisivo, passato pressoché inosservato, il pubblico lo avrebbe poi rivalutato nella sua successiva trasmissione notturna.

Evangelion non ha un retroterra cartaceo e nasce da un’idea originale di Hideaki Anno, sebbene poco prima ne sia stato pubblicato un adattamento manga realizzato dal character designer della serie animata, Yoshiyuki Sadamoto, che aveva lo scopo di fare da traino per la futura trasmissione dell’anime.

L’importanza storica della serie risiede innanzitutto nel fatto che ha rappresentato un punto di arrivo dell’animazione giapponese, ma anche un punto di partenza che ha dato il via alla realizzazione di serie animate originali, ambiziose e dalla matrice autoriale. Eva è infatti stato il precursore di un nuovo modo di concepire l’animazione in Giappone, non più come forma di solo intrattenimento, ma come forma di espressione artistica. Nella seconda metà degli anni ’90, infatti, si colloca la nascita della NAS (Nuova Animazione Seriale), caratterizzata da una maggiore autorialità, una serialità limitata (in genere tra i 26 e i 12 episodi) e una maggiore indipendenza dal cartaceo; sulla scia di Evangelion si collocheranno titoli come Cowboy Bebop, serial experiments lain, o Texhnolyze.

La serie ha per protagonista Shinji Ikari, un ragazzo di 14 anni che ha perso sua madre quando era molto piccolo. Suo padre Gendo, dopo averlo abbandonato per anni e affidato a un tutore, lo fa richiamare e condurre al quartier generale dell’agenzia speciale NERV, di cui è comandante, per proteggere l’umanità dalla minaccia di creature chiamate Angeli, e nel farlo, Shinji è costretto a salire a bordo di un gigantesco robot umanoide chiamato Evangelion 01. Al fianco del protagonista faranno la loro comparsa anche altri piloti di Evangelion (oppure solo Eva), e cioè Rei Ayanami, pilota dell’unità 00, e Asuka Sōryū Langley, pilota dell’unità 02.

neon genesis evangelion

L’EVA-01 in un episodio della serie

Fin qui non sembrerebbe esserci nulla di così originale. Già dagli anni ’70, il genere robotico aveva per protagonisti ragazzi a bordo di giganteschi robot che combattono il male per difendere l’umanità (tra i più famosi, Mazinga Z, Jeeg robot d’acciaio, Gundam), ma Eva non fa del soggetto la sua forza, dal momento che si ripropone di essere, almeno nella sua fase iniziale, un semplice prodotto postmoderno.

I fattori di fascinazione per il pubblico nipponico dell’epoca, che contribuirono a rendere la serie un cult, furono diversi: innanzitutto un’ambientazione post-apocalittica, la presenza di inquadrature cinetiche e cinematografiche, che contribuivano a ridurre il distacco tra l’animazione il cinema “live action”, un’interessante rivisitazione del genere robotico, una colonna sonora sostanzialmente classica (Hideaki Anno è infatti un grande appassionato di musica classica), i colti riferimenti filosofici e religiosi, e una caratterizzazione psicologica dei personaggi senza precedenti.

[Continua…]

Annunci

Un pensiero su “Neon Genesis Evangelion: la vita come un cielo azzurro/1

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...