Petrarchive e la nuova strada delle Digital Humanities

I manoscritti e le opere digitalizzate, negli ultimi anni, stanno aumentando notevolmente. Si tratta del resto della principale occupazione delle Digital Humanities (lo scopo più immediato, almeno), ma non sempre il più semplice da perseguire. In fin dei conti, se si vuole lavorare ai testi usando i PC, la prima cosa da fare è trascrivere gli stessi testi al computer: per quanto il concetto sia lapalissiano, metterlo in pratica lo è di meno.

Un testo utilizzabile per le Digital Humanities non può – né deve – essere una mera trascrizione: deve essere “codificato” per essere “processato”. Per questo i testi vengono digitalizzati in diversi formati: in PDF per la stampa, in ePub per i lettori digitali e in TEI/XML per la ricerca.

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Alcuni vantaggi di un testo codificato li abbiamo già visti nell’esperimento del “Quantitative Formalism”: il computer, processando determinati tag attribuiti al testo, è in grado di eseguire ricerche e varie operazioni computazionali, ottenendo talvolta risultati sorprendenti. [1]

Il mondo anglosassone è molto più avanti nell’elaborare questi tipo di proposte. Un progetto eccellente, per quanto riguarda la digitalizzazione per lo studio di documenti, è il Petrarchive: tutto il Canzioniere petrarchesco in un’edizione diplomatica e in un’altra interpretativa, switchabili con un semplice click, curata dal professor Harry Wayne Storey della Indiana University (Bloomington, Usa).

L’idea si sviluppa intorno al 2010, quando il professor Storey incontra John Anthony Walsh, studioso di Digital Humanities sempre a Bloomington: la metodologia tecnica creata dai due è stata premiata con la borsa New Frontiers della Indiana University, con la quale hanno costruito il sito.

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La piattaforma [2] si presenta con una grafica moderna, non troppo pesante. Nella Home c’è una breve guida sull’utilizzo del testo, ripreso dal Vaticano Latino 3195 (Vat. Lat. 3195). [3] Il testo digitalizzato rispetta la composizione formale del manoscritto, come viene spiegato già nella stessa pagina home.

Il progetto nasce con scopi prettamente accademici: nei prossimi mesi verranno implementati anche vari commenti scritti nel corso dei secoli e il tutto verrà pubblicato sotto licenza Creative Commons — Attribution, che permetterà a chiunque di lavorare sul testo, modificando, editando e ricopiando quanto, quando e come si vuole, attribuendo solo il testo originale e specificando le modifiche effettuate.

 

[1] Ne abbiamo parlato sul Rumore: Salvatore Luiso, Il DNA dei generi letterari, in «Il Rumore delle Cose», 26 luglio 2016, url: https://ilrumoredellecose.wordpress.com/2016/07/26/il-dna-dei-generi-letterari/

[2] Accessibile a questo link: http://dcl.slis.indiana.edu/petrarchive/

[3] Si tenga presente che negli Stati Uniti, come in Francia, vige il sistema bederiano rispetto a quello lachmanniano.

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