Ami leggere? Dovresti giocare a Portal (2007)

di Valerio Casanova

Cara Francesca,
sono passati almeno vent’anni da quando quella “cosa” chiamata videogioco si è insinuata prepotentemente nel panorama culturale mondiale e nelle case delle persone con individui maschi e giovani – sì, pure a casa tua. Nonostante questo tu continui a vivere come se non fosse successo niente, come se non stessimo vivendo quella bellissima luna di miele propria di ogni arte in cui essa deve legittimarsi in quanto arte. Mi sono riproposto di perorare la causa dei giochini e di dimostrarti che possono avere la dignità di un libro o di un film. Sì, ho detto di un libro o di un film, non mi guardare con quella faccia. Ho deciso che ti scriverò una mail per ogni esempio nobile di gioco che mi verrà in mente. Ho deciso anche che non ometterò spoiler, ché siccome il tuo mi sembra un caso disperato dovrò utilizzare tutte le armi a mia disposizione per convincerti. Leggi insomma a tuo rischio e pericolo. Cominciamo oggi da Portal (2007). Please enjoy.

Portal è un caso strano. Senza entrare in dettagli che non ti interessano, era stato pensato per essere un gioco di contorno ed invece ha finito per vendere 4 milioni di copie. Potrei dirti che Portal è un puzzle game con meccaniche da fps, ma siccome ho paura che chiuderesti il browser e non mi rivolgeresti mai più la parola ti dirò invece che Portal è una commedia, piena zeppo di ironia caustica che fa bene alle arterie. Allo stesso tempo Portal è un gioco di fantascienza distopica che ha per protagonista una donna di nome Chell.

Chell sei tu, non ci giriamo attorno. L’intero gioco si svolge in soggettiva, in prima persona, cosa che rende semplicissima l’immedesimazione con il nostro avatar; Sappiamo che si chiama Chell da qualche scritta nascosta per bene nel gioco, perché nessuno la chiamerà mai per nome e del resto lei stessa non proferirà parola per tutto il tempo: un grande classico del mondo videoludico, pieno zeppo di personaggi muti.

Portal schermata iniziale

Prima schermata, quella in cui premere il tasto di inizio e cominciare a giocare. Lo sfondo sembra l’inquadratura di una telecamera di sicurezza che dà su un ambiente grigio, asettico. Al centro una piccola cella di vetro, e dentro la cella un letto e un WC particolarmente ergonomici. Sul retro dell’ambiente, fuori dalla cella, una porta circolare con led di un ciano brillante, un’estetica che abbiamo visto in tanti film sci-fi (le porte in 2001: Odissea nello spazio erano circolari. Cristo, TUTTO era circolare in 2001: Odissea nello spazio). Continua a leggere

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